
L’era in cui viviamo è piena di contraddizioni, e su questo c’è poco da discutere, le persone oggi avvertono una forte spinta verso quelle verità assolute che da sempre si agitano in fondo all’animo umano e contrastano nettamente con la realtà che ci circonda, nella quale queste non solo non trovano posto, ma sembra addirittura vengano rifiutate, paradossalmente, quasi per paura ci possano rivelare dei segreti e delle ricette nascosti, che abbiamo sempre avuto la sensazione di avvertire ma che non abbiamo mai preso in considerazione per timore. E’ sempre stato così, solo che oggi è tutto più amplificato dai ritmi incredibilmente accelerati del tempo in cui viviamo, dalla sua qualità, dai contrasti e dai toni accesi con cui in ogni parte del mondo si mette in evidenza il bisogno di cambiare e di voltare pagina rispetto a un lento meccanismo di consapevolezza e di coscienza che non è più in sintonia con ciò che si muove dentro di noi. Tra le mille incongruenze di una coscienza collettiva che chiede a gran voce autenticità, continua da sempre il dialogo tra sordi che accompagna la vita dell’essere umano ormai da secoli, quello fra chi sostiene la veridicità delle scienze sottili e spirituali, come l’astrologia, e coloro che non muovono un solo passo in direzione della ragione che dovrebbero o vorrebbero sostenere, incapaci di alzare lo sguardo e prendere atto di realtà chiare come i raggi del sole, ma probabilmente troppo scomode o impegnative.
Ma ci sono realtà molto grandi in favore delle quali la scienza ufficiale non si pronuncia e che, per questo motivo, continuano a vagabondare per i corridoi oscuri dell’impalpabile e dell’illegale, mascherate come dei tabù pericolosi e fuorvianti il cui scopo sarebbe quello di carpire la buona fede di tutti coloro che si trovano in un momento particolarmente difficile della loro vita per abbindolarli, e soprattutto, sfruttarli, manipolarli, truffarli. C’è, e sarebbe assurdo nasconderselo, una fascia grigia – come sempre esiste – fra le due realtà che dovrebbero entrare in contatto fra di loro, la famigerata terra di nessuno nella quale imperversano falsi maghi, ciarlatani e truffatori, ma questa non ha niente a che vedere con la dimensione dell’interiorità, delle verità assolute, delle leggi della vita e del tempo.
Bisognerebbe quindi che si facesse luce e soprattutto si mettessero – incredibile che sia io a dire questa cosa – dei paletti, dei punti di riferimento capaci di mettere in risalto la giusta direzione da seguire per non rischiare di perdersi quando si sceglie di percorrere questi sentieri inusuali e fuori mano, e quindi sapere dove termina la realtà e dove inizia l’agglomerato delle bidonville abitato da falsi profeti e illusionisti. Tanto per cominciare, sarebbe necessario mettere fine all’assurda identificazione, da parte del collettivo, dell’astrologia con la magia o con alcuni tipi di arti divinatorie dalle quali essa non può che prendere le distanze in quanto il suo scopo non è quello di dire "ciò che succederà inevitabilmente”, ma “ciò che è” e "l'impronta che il futuro può facilmente assumere” seguendo la logica evolutiva del tempo presente. L’astrologia è un codice di interpretazione dell’universo in chiave simbolica, e non pretende nulla più che far riflettere ognuno sulla sua stessa identità (conosci te stesso), mettendolo allo specchio, e facendogli capire che da questa egli non può fuggire perché sarebbe come fuggire dal se stesso; niente e nessuno possono dirci “cosa” succederà, perché ognuno è artefice del proprio destino in base all’esistenza – per fortuna – del libero arbitrio.
Ma questo è anche il più grande inganno della mente umana, perché essere liberi di scegliere ci conduce a ingannarci e a credere di trovarci di fronte a qualcosa che non ci riguarda, mentre in realtà tutto ciò che ci accade è accaduto, prima, dentro di noi. Perché si possa dare ascolto a realtà delle quali molte persone anche qui in occidente hanno già preso coscienza da tempo – e delle quali sembra solo la coscienza collettiva non voglia rendersi conto – sembra che l’unica strada da percorrere sia quella di costruire un confronto serio fra astrologi e psicologi. Le due scienze infatti – delle quali la psicologia è molto più giovane – parlano lo stesso linguaggio, quello dei simboli, e io mi chiedo molte volte come sia possibile che due persone, pur parlando la stessa lingua, non si comprendano. Ma poi mi guardo intorno, e mi rendo conto che questo avviene in ogni momento e in ogni luogo, anche tra coniugi. Astrologia e Psicologia hanno la caratteristica di parlare entrambe il linguaggio della vita e dei simboli archetipi nascosti in fondo all’inconscio, solo che una delle due vuole indicare materialmente all’altra quei simboli lassù nel cielo, e questa…non vuole alzare lo sguardo. E io mi chiedo…perché?
La psicologia è una mia vecchia passione perché da sempre sono stato affascinato dalla comprensione delle infinite sfaccettature della mente e dell’animo umano, e ancora oggi, dopo molti anni di studi astrologici, continuo a tenere in considerazione la psicologia e mi rendo conto continuamente che dice le stesse cose dell’astrologia. Noi tutti ci rendiamo conto, se vogliamo parlare seriamente, dei ritmi di vita che scorrono identici in ogni creatura vivente, dal pomodoro che piantiamo con la sicurezza che non cresceranno patate al bambino che nasce, cresce, matura, invecchia e muore. Ogni essere vivente qui sulla Terra è soggetto alle stesse leggi e agli stessi cicli, pur con tempi diversi; c’è un’energia attiva maschile che esteriorizza le cose, e una femminile, passiva, ricettiva e materna che le porta dentro. Respirare, inspirare, portare fuori e portare dentro…è il meccanismo infinito della vita che appare in ogni sua forma. Può far paura forse, a qualcuno, leggere il suo stesso cammino, anche se questo appare sempre più come un voler chiudere gli occhi sulla strada che si sta percorrendo e anche se così…è molto più facile andare contro un muro.
Ci vorrebbe un confronto serio, un dialogo chiaro e consapevole, una presa di coscienza; una presa di coscienza che l’umanità non solo è ormai pronta per affrontare, ma che si rende addirittura necessaria se davvero questo mondo, e soprattutto i suoi abitanti, vogliono insieme voltare pagina e transitare in direzione della nuova era. Il sopra e il sotto che il cristiano recita quando prega senza conoscerne in realtà la giusta dimensione, rappresenta la chiave di lettura più semplice per meditare su quel “set di istruzioni” che Dane Rudhyar sostiene essere la carta natale astrologica; mentre lo psicologo parla di archetipi, chiama in causa niente più che i primordiali simboli della vita che sono alla base dei ritmi, delle fasi, e del cammino evolutivo dell’uomo. L’unica magia che esiste in tutto ciò altro non è che la sola magia della quale ognuno di noi non può che ammettere l’esistenza, la magia della vita e del creato, con i suoi tempi e la sua infinita capacità di meravigliarci.
All’interno del nostro universo, ogni creatura vivente è regolata nella sua esistenza dalle stesse identiche leggi che regolano il cosmo intero, e come una matrioska, è inserita all’interno di una dimensione più grande che la contiene e la nutre e della quale segue lo stesso identico ordine di leggi vitali; ogni microcosmo è in tutto e per tutto identico al macrocosmo più grande che lo contiene, e non a caso la religione parla di un Dio che ci ha creato “a sua immagine e somiglianza”. I pianeti sopra di noi indicano i tempi e le funzioni del piccolo come del grande, e ascoltare la loro musica significa fermarsi ad ascoltare il battito del nostro cuore e il ritmo del nostro respiro.

Nell’astrologia Indù è “lopasthana”, cioè “luogo delle trasformazioni”, indicando in questo senso le trasformazioni inevitabili che ogni essere umano deve fatalmente vivere nel corso della sua vita. Stiamo parlando di quella che qui in Occidente è la dodicesima casa di un tema natale, l’ultima fase del ciclo individuale, il campo di esperienza che nel corso dei secoli è sempre stato messo in relazione con le grandi prove cui il soggetto va incontro nel corso del suo destino. In ogni manuale essa viene descritta come la casa della sofferenza, degli ospedali, delle carceri, delle malattie croniche…e chi più ne ha più ne metta…un curriculum simbolico che non può fare altro che spaventare colui che, avvicinandosi allo studio dell’astrologia, trova nella sua carta astrale una dodicesima casa abitata da vari pianeti. In realtà, quest’ultima tappa del cammino individuale, dell’anima e della coscienza, non merita di essere presa in considerazione soltanto per le sofferenze interiori che descrive in determinate situazioni, perché il suo è un significato molto profondo e di più ampio respiro. Lopasthana, ritornando alla sua versione orientale, è “il luogo entro ciascuno di noi dove possono verificarsi trasformazioni profonde in grado di liberarci dall’influenza e dall’illusione del mondo esteriore”, da ciò che, ai nostri occhi, appare come una realtà tangibile e materiale. Gli Indù infatti, che abbracciano la teoria della reincarnazione, vedono la realtà che ci circonda come “maya”...illusione, e localizzano quella vera, di realtà, in una zona intermedia fra il samsâra – il ciclo di morti e rinascite – e il nirvâna, parola sanscrita che significa “estinzione”, e corrisponde ad uno stato di liberazione e di realizzazione della coscienza e dello spirito. Ma in lopasthana troviamo anche un’altra simbologia, quella di “perdita”, in sanscrito “vrayâ “, che diventa quasi un anello di congiunzione fra l’astrologia indù e quella occidentale, indicando che tutto quello che si perde nella realtà materiale lo si guadagna in termini di consapevolezza e di realizzazione personale; il luogo delle sparizioni diventerebbe quindi anche quello dell’arricchimento intimo e profondo, dal momento che nulla si perde, ma tutto si trasforma. Ora, se pensiamo all’isolamento della dodicesima casa così come essa ci viene descritta in occidente dal punto di vista psicologico e materiale, non possiamo che richiamare alla mente tutte quelle situazioni in cui chi è costretto, in un modo o nell’altro, a vivere esperienze di solitudine, ha la possibilità di ritrovarsi e di fare luce dentro se stesso meditando, riflettendo sulle cose della vita, pensando a tutto ciò che lo riguarda ma su cui non ha mai avuto occasione di fermarsi un istante, perché imbottigliato nel traffico della routine quotidiana simboleggiata dalla casa opposta, la sesta, con il suo tran-tran frenetico e il continuo bisogno di analizzare costantemente ogni dettaglio, risolvere impegni, portare avanti situazioni di lavoro. La sesta casa è infatti il settore del collettivo e della normalità, della realtà pratica e concreta che circonda l’Io da quando, alle scuole elementari, egli ha dovuto fare i conti con il fatto di non essere unico ed eccezionale, ma di essere solo un numero fra tanti…una matricola…inserita in un meccanismo più grande. In nome del contingente il soggetto sacrifica una parte molto importante di se stesso…sacrifica i suoi sogni, il suo bisogno di evasione, la tensione che lo spingerebbe verso l’assoluto, verso il sublime e l’infinito; tutte cose che non è possibile coltivare se si deve andare in ufficio a lavorare, e così, esse vengono lasciate in un angolino della mente impolverato e dimenticato. Solo quando la vita ci mette davanti al bisogno di fermarsi, per operarsi di appendicite ad esempio, e si ha l’opportunità di lasciarsi andare e rimanere un po’ di tempo soli con se stessi, questi simboli riprendono vita. In quei momenti si può “staccare la spina”, isolarsi dal circostante e rimanere soli a meditare su molte cose importanti per noi, e così, più lungo è il periodo che ci capita di vivere lontano dalla routine, più ci si addentra nei meandri di se stessi e si rivisitano luoghi che magari non si vedevano da quando si era bambini. In ogni caso però, le cose sono molto cambiate da allora, e l’Io che la vita ha messo davanti a situazioni difficili spesso si rende conto, in questi rari momenti, che stava sacrificandosi e impegnando tutte le sue energie non solo per la “necessità”, ma anche per il superfluo...stava perdendo contatto con se stesso…stava andando “fuori integrità”, e le circostanze della vita lo hanno messo in condizioni di ritrovarla. In sesta casa infatti, l’Io è al massimo della frammentazione di sé, lacerato da tutti i dettagli delle cose materiali, e la parte emotiva dell’essere svanisce in un angolino buio del quale si è persa anche la strada. La dodicesima, è la foresta che contiene i mille alberi della sesta, è il macrocosmo che contiene tutti i piccoli microcosmi…è l’unità che contiene tutte le piccole parti di un individuo. Nella sesta casa l’Io deve tenere conto dei limiti, deve avere tutto sotto controllo, deve mettere degli argini, interrogarsi di continuo, analizzare le cose al fine di non sbagliare…deve fare l’esperienza della materia; ma per non perdere contatto con se stesso, deve fare anche l’esperienza del superamento di sé, dell’abbandono, dell’ebbrezza, deve aprirsi alla vita ed essere un po’ pazzo…deve lasciare la routine quotidiana e incamminarsi lungo il sentiero dell’insolito…e questo, lo fa in dodicesima casa. Ecco perché quando qualcuno non ci pensa proprio, a volte è la vita stessa a far sì ch’egli possa fermarsi ad “alzare lo sguardo”…a volte per questo è necessario passare attraverso momenti di crisi e di scoraggiamento, ma l’individuo, dopo, ne uscirà cambiato…avrà ritrovato l’unità interiore e potrà rinascere ad un nuovo ciclo della sua vita. Lopasthana, insomma, non è poi così negativa.

Tutto ciò mi fa pensare al movimento in avanti di un serpente, che per avanzare in linea retta procede con un moto circolare e si sposta da destra a sinistra, passando sempre per il centro. I due estremi, in analogia con i tropici del cancro e del capricorno, rappresentano il percorso in avanti del tempo che procede seguendo una rotta identica a quella del serpente…il "kundalini" arrotolato nel primo chakra dell’uomo (muladhara chakra), che quando si risveglia sale lungo le nâdi del corpo – Ida, Pingala e Sushumna – per giungere ad aprire l’ultimo chakra o loto dai mille petali, e donare all’essere umano benessere e consapevolezza. L’albero della vita di cui parlano le antiche discipline come la Cabala è infatti il luogo su cui dimora il serpente del bene e del male, colui che tentò Eva con il frutto proibito, e gli arcani maggiori della cartomanzia, infatti, sono le tappe del percorso del serpente, e simboleggiano la via della consapevolezza.
La mitologia è ricca di immagini che evocano il lato interiore e quello esteriore dell’uomo, fra le quali la più conosciuta è quella di Castore e Polluce, i Dioscuri (che significa figli di dio) figli di Leda, moglie del re di Sparta Tindaro, che Zeus corteggiò trasformandosi in un cigno.
Nella Cabala, i Gemelli sono in analogia con la settima lettera-numero del codice, lo zeîn, che rappresenta una spinta in avanti, un potente movimento energetico in direzione dell’evoluzione e del progresso, per mezzo del quale tutto è possibile proprio perché contiene in sé un’enorme potenziale da esprimere allo stato puro, ancora indifferenziato. Questo, ricorda sia le infinite possibilità che si aprono al nativo dei Gemelli nel momento in cui egli entra in contatto con il mondo - durante l’adolescenza che rappresenta, ricca di curiosità e di possibilità - sia l’esaltazione di Plutone nel decano centrale del segno, simbolo del seme ricco di potenzialità. L’esaltazione plutoniana è di recente lettura, ma si tratta di una collocazione estremamente importante perché apre la strada sul piano simbolico e psicologico ad interpretazioni molto profonde. Nella simbologia di potere ad esempio, Plutone richiama il primo potere di cui dispone un essere umano dopo quello di “esistere”…il potere di farsi ascoltare, di farsi conoscere, di entrare in contatto con gli altri, e sappiamo quanto sia importante il potere dei “mass-media”, una delle simbologie più evidenti del segno di Mercurio.
Il calendario che oggi usiamo normalmente si chiama “gregoriano”, ma pochi sono a conoscenza della sua origine, che risale ad un episodio del passato medioevale. In una residenza di Papa Gregorio infatti, c’era un salone al centro del quale, sul pavimento, era raffigurato lo zodiaco delle costellazioni così come lo conosciamo oggi; nelle pareti, dei rosoni illuminavano la stanza, e fra questi c’era un varco attraverso il quale i raggi del sole di mezzogiorno avrebbero dovuto segnare il grado zodiacale della data corrente, così, quando un giorno il papa si accorse che all’inizio della primavera il Sole non si trovava esattamente dove avrebbe dovuto essere, gli fu fatto notare che questo era dovuto alla “precessione degli equinozi”, cioè al fatto che la “non sfericità” della Terra comportava uno scarto annuale secondo cui, ogni 72 anni, il sole di primavera ritarda di un grado. Il papa, che era appassionato di astrologia, pensò dunque che, anziché rifare tutta la pavimentazione, sarebbe stato molto più semplice – ed economico – aggiornare i calendari, che furono spostati del tempo necessario a far sì che, dalle sue finestre, il sole ritornasse a brillare sul punto Vernale (grado zero dell’Ariete) nel giorno che segnava la rinascita della natura. Oggi i calendari non vengono più aggiornati, e il ritardo del Sole continua indisturbato a creare uno sfasamento che costituisce uno dei pilastri sui quali si aggrappano i detrattori dell’astrologia per puntare il dito sull’inefficienza di tutto il sistema. In realtà, più che essere un punto a sfavore dell’astrologia, questo diventa paradossalmente un motivo in più per mettere a punto il complesso meccanismo della decifrazione del codice astrale, che si basa su un linguaggio simbolico e sul sovrapporsi di due movimenti, quello degli astri in direzione antioraria nell’ordine dei segni, e quello del levarsi del sole in senso orario, che insieme rappresentano la “corsa contro il tempo” dell’uomo e la sua continua ricerca di integrità fra le sue forze attive, diurne, e quelle passive, notturne. E’ vero dunque, il Sole al 21 di Marzo non si trova più al grado “zero” dell’Ariete, ma vi tornerà nell’arco di qualche migliaia di anni, quando si sarà concluso un ulteriore ciclo di sviluppo dell’umanità e saranno state ripercorse le tappe delle dodici ere in relazione con i dodici segni, che ad un livello superiore, rappresentano ognuna un mese cosmico di 2.160 anni. La differenza fra lo zodiaco tropico, quello che usiamo normalmente, e quello siderale, cioè quello che tiene conto della posizione astronomica esatta, comporta la retrocessione di ogni astro di circa 23 gradi, e tale differenza, definita “ayanamsa”, è usata da sempre dagli astrologi indiani soprattutto in chiave di astrologia karmica, dal momento che secondo le posizioni corrette è possibile comprendere molte cose del passato dell’anima di una persona, cioè, delle sue vite precedenti. Sarebbe inutile qui iniziare un discorso sulla validità o meno di tale interpretazione, resta però il fatto che alla luce di questa è possibile scendere ad un livello più profondo che, per ognuno, significa entrare in contatto con la propria interiorità e con residui karmici ancora presenti nello sviluppo dell’attuale ciclo di evoluzione, che influiscono emotivamente e inconsciamente nel tipo di esperienze che fanno parte del progetto di vita scelto dall’anima per questa vita; e ci si accorge, che molto più spesso di quanto si creda le posizioni degli astri fatta tenendo conto dell’ayanamsa mettono in relazione persone che sembrerebbero destinate ad incontrarsi per condividere un ruolo, per fare cioè…un’esperienza karmica. Non solo, ma leggendo un tema natale con questa tecnica, molte volte si può osservare come ci sono persone il cui bagaglio karmico è così pesante che è come se la loro vita si svolgesse ancora in un passato mai concluso…una sorta di passato che ritorna a chiedere il conto…e si nota che tutta la vita di questa persona assume un significato molto più chiaro se valutata alla luce dei simboli corretti. Un esempio su tutti Adolf Hitler, il cui Sole nel pacifico Toro lo riporta ad un passato in cui l’aggressività, la lotta e la guerra si attivano nel segno marziano dell’Ariete. In ultima analisi, il percorso all’indietro compiuto dal Sole diventa indicativo non solo a livello collettivo dell’era che stiamo percorrendo – ora siamo tra la fine dei Pesci e l’inizio dell’Aquario - ma individualmente porta ognuno a confrontarsi con il passato, attraverso il presente, per scegliere il proprio futuro.

Se aprite un qualsiasi manuale di astrologia e leggete le parole-chiave associate a Urano, troverete che simboleggia la decisioni, le novità, il progresso, l’instabilità, la rottura, i divorzi, i cambiamenti repentini, le amicizie, e via dicendo.
Ma chi è Urano?
Nel mito greco Uranòs è il Dio Primigenio, responsabile della genesi dell’Universo, che nel mito romano diventa Urano, antica divinità dei cieli e del firmamento, maschile, associata all’elemento Aria. Per alcune fonti egli è nipote di Caos e sposo della propria madre Gea, la quale esisterebbe sia come matrice cosmica, sia come “Madre Terra”. Ciò cui si fa riferimento è comunque il matrimonio fra Urano e Gea, cioè l’unione tra l’aria e la terra, fra l’idea non-manifesta e la forma manifesta e limitata. Urano immaginava idee di una bellezza incredibile da ricreare nell’universo, ma durante le sue discese nel mondo fisico al fine di fecondare Gea, non fu per niente contento di ciò che veniva realmente concepito, ed egli percepiva le sue creature come dei mostri. Tali creature sono note come i Ciclopi e i Titani, ma per lui erano troppo brutte per poterle riconoscere come suoi figli, e quindi le rinnegò e le cacciò nelle profondità del Tartaro, il regno oscuro e sotterraneo nel ventre di Gea. Ma Gea amava i suoi figli, e fece di tutto per convincerli a vendicarsi del padre, mettendo in atto attraverso alcuni di loro la prima battaglia degli Déi. Tra questi infatti c’erano Rea, Oceano e Crono, il quale ascoltate le suppliche della madre si sollevò contro il padre Urano, e quando quest’ultimo si avvicinò a Gea per fecondarla, il “piccolo” Crono afferrò il membro del padre con la mano sinistra – che divenne così la mano infausta - e lo evirò con una falce gettandolo in mare. Dai genitali di Urano e il mare nacque Afrodite-Venere. L’infinito, il Caos primordiale, perde il suo potere in seguito alla castrazione, e l’universo infinito diviene di colpo finito sotto la comparsa di Crono, il tempo condizionante. Crono diventa il nuovo dio potente, mentre Urano ha perso la sua potenza creatrice perché non potrà più fecondare la materia con le sue idee-semi, ed è relegato ad un’esistenza di relativa impotenza ed emarginazione. Non esiste più l’unità dell’universo dunque, smembrata, ed ora vincolata dai limiti spaziali e temporali, come vuole la legge di Saturno, il signore degli anelli che tutto circondano e circoscrivono. Il tema della ribellione ricorre ancora tra gli Déi, come lotta tra il vecchio e il nuovo, e lo stesso Crono sarà a sua volta castrato dal figlio Zeus, ma questa è un’altra storia. L’atto della castrazione comunque è importantissimo sul piano simbolico, perché proibisce la creazione spontanea attraverso il potere e la volizione della mente visionaria – l’uraniano è spesso definito un individuo eccentrico, stravagante, visionario, utopico – e la sostituisce con la procreazione sul piano fisico. In questo modo, si giunge al declino dello Spirito e alla sua segregazione entro i vincoli posti dal Tempo. In epoche successive, troveremo ricorrere il mito nella leggenda del Graal, della sua ricerca e del Re mutilato, che governava sulla terra desolata, ma ferito ai genitali – l’associazione tra fertilità e vitalità, del sovrano e della terra – così questa non sarebbe tornata a dare i suoi frutti fino al momento del ritorno del Cavaliere del Graal, che liberando il re dalle sue sofferenze avrebbe ridato splendore anche alla terra. In ogni carta del cielo, la posizione di Urano mette in risalto il settore in cui la nuova energia rivitalizzante potrà essere liberata, mentre la posizione di Plutone indica il punto in cui si percepisce la ferita, e infine, quella di Nettuno simboleggia la natura guaritrice del Calice, che risana attraverso l’esperienza dell’integrazione e dell’unità.
I CICLI DI URANO
I cicli di rivoluzione dei pianeti intorno al Sole si compiono in tempi diversi così come diverse sono le loro simbologie. Potremmo paragonare, nella fase in cui siamo oggi, Urano ad un vero e proprio metro della vita umana, dal momento che la media di quest’ultima è cresciuta fino ad avvicinarsi molto al periodo che impiega l’ottavo pianeta del sistema solare a compiere la sua rivoluzione e ritornare, in una carta del cielo, al punto in cui si trovava alla nascita. Egli impiega circa sette anni a passare attraverso un segno zodiacale, cioè a transitare per lo stesso spazio che la Luna varca nell’arco di due giorni e mezzo, il Sole in un mese, Giove in un anno e via dicendo. Durante i sette anni che Urano staziona in un segno, molte idee e rinnovamenti avvengono nella vita dell’uomo rispetto alle simbologie associate a quel segno, e le persone fortemente segnate da Urano, cioè coloro nella cui carta il pianeta governatore dell’Aquario è particolarmente forte per posizione, risentono nella loro vita degli spostamenti dello stesso, fino a vivere dei cambiamenti e a volte delle vere e proprie rinascite ogni sette anni circa (io stesso ne sono un esempio con Urano congiunto all’Ascendente). Allo stesso tempo, e questo ovviamente per tutti, i cicli settennali di Urano sono dei veri e propri sottocicli del ciclo più grande di 84 anni, e per chiunque quindi il primo si compie al settimo anno di vita, il secondo al quattordicesimo e così via. Ognuno di essi, comprende sette fasi diverse i cui significati, che si ripetono nel ciclo successivo, e quindi chi facesse caso all’anno della sua vita in cui inizia un nuovo ciclo di Urano può seguirne la manifestazione con consapevolezza per una maggiore e personale integrazione e al fine di prendere coscienza delle sue stesse scelte, dei suoi successi e dei fallimenti.
Il ciclo di 7 anni di Urano - di Ruperti
1° Anno: Nel primo anno si attiva il nuovo impulso condizionante che determinerà il tenore dell’esistenza di tutto il ciclo, ed è indissolubilmente legato alle scelte fatte durante l’anno “semina”, l’ultimo del ciclo precedente.
2° Anno: E’ l’anno della scelta, in cui decidere se rispondere attivamente ai cambiamenti che il nuovo impulso porta con sé oppure negarli e reagire negativamente al loro impatto sulla vita.
3° Anno: Entro tale termine, la natura dell’impulso dovrebbe ormai essere evidente e ben definita, e la cooperazione con esso potrebbe implicare interventi specifici al fine di rispondere adeguatamente ai suggerimenti.
4° Anno: Verso la metà del quarto anno si giunge ad un punto di svolta; l’impulso è ormai maturato ed è pronto per essere concretizzato. Il seme ha messo radici, è cresciuto nell’ombra, ed è pronto per la luce del sole.
5° Anno: E’ l’anno della potenzialità, quello in cui sarà probabile che l’individuo giunga ad ottenere un notevole progresso nella sua personalità, nel seguire il nuovo orientamento e le nuove idee. Ma se ci sono state delle resistenze al nuovo che avanzava in una fase precedente, questo può essere un periodo di crisi.
6° Anno: E’ l’anno del successo e della realizzazione, che può portare con sé un bisogno di rinuncia o di sacrificio come “propiziazione” delle divinità. Nel momento del successo si può verificare anche una perdita, come monito della precarietà dell’esistenza.
7° Anno: E’ l’anno conclusivo, ma anche quello in cui viene gettato il nuovo “seme” per il futuro. Si percepirà un bisogno di cambiamento, di nuovi o distinti valori e orientamenti da seguire. Ora il risultato del ciclo si manifesta in tutta la sua realtà positiva o negativa. Il settimo anno, plasma comunque nuove possibilità, e sarebbe bene percepirle, coglierle e sfruttarle.
I Gradi del caldendario tebaico rivelano situazioni e circostanze attraverso delle immagini, ognuna delle quali illustra un grado esprimendo un forte valore simbolico che sarà vissuto e percepito a seconda della posizione che occupa nella carta del cielo e del pianeta che vi si trova. Ciò che conta è il simbolo...ma a volte, può succedere che questo si manifesti quasi alla lettera.
Ecco i 30 gradi del Toro secondo uno dei tanti calendario.
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Ogni mattina il sole sorge a oriente, sale allo zenith, e poi inizia a scendere a occidente da dove, passando sotto l’orizzonte, raggiunge il suo punto più basso nel cielo di mezzanotte; laggiù, secondo antichi miti, combatte la sua battaglia con il serpente del bene e del male per trionfare e rinascere sopra l’orizzonte, per una nuova alba.
E’ un ciclo che si rinnova su scala maggiore ogni anno, con il passaggio del sole nei segni zodiacali, e in questo caso l’alba di un nuovo “giorno” corrisponde al suo passaggio nel segno dell’Ariete, con il quale la natura si risveglia e aumentano luce e calore, mentre il suo punto più alto, il suo zenith, corrisponde all’inizio del Cancro, dal quale in poi ricomincia la sua discesa verso l’oscurità e la luce cala fino all’inverno successivo, cioè al suo arrivo in Capricorno, che segna la notte dell’anno.
Vi sono tantissimi miti antichi e tradizioni millenarie in ogni parte del mondo che accompagnano, scandiscono e celebrano queste importanti stazioni di passaggio del luminare nella sua corsa a bordo di un carro trainato da quattro – o sette per gli induisti – cavalli bianchi lungo le vie del cielo. carro trainato da quattro – o sette per gli induisti – cavalli bianchi lungo le vie del cielo.
Il ritorno del sole nella sua posizione equinoziale, al punto vernale o grado “zero” dell’Ariete, risente però della non sfericità della Terra, e questo comporta uno scarto annuale tale che, ogni 72 anni, ci si ritrova al 21 di Marzo con un grado di ritardo; quindi oggi quando arriva la primavera, in realtà il sole non si trova più all’inizio del segno dell’Ariete ma più esattamente tra l’inizio dei Pesci e la fine dell’Aquario, e questo è il meccanismo che determina il succedersi delle Ere cosmiche, e che oggi fa molto parlare dell’Era dell’Aquario – la cosiddetta New Age – anche se non tutti sanno in realtà di cosa si tratta veramente.
Nel ciclo annuale ogni mese corrisponde al passaggio del sole attraverso un segno dello zodiaco, ma ogni cosa va inserita all’interno di un meccanismo più grande, così come la "matrioska" più piccola è contenuta in quella di dimensioni maggiori; questo significa che tutto è relativo e dipende dall’ottica, dalla visione, dall’interpretazione e dalla situazione in cui si è calati. Per noi la vita di una farfalla ad esempio dura solo un giorno, ma per lei quel giorno è una vita intera e quindi sicuramente lo scorrere del tempo non ha lo stesso rapporto che ha per noi, così come ci sono creature viventi che arrivano a vivere anche qualche centinaia di anni, e per le quali quindi la vita dell’uomo è paragonabile, per durata, a quella di un cagnolino che ne vive solo una quindicina o poco più. Tutto va visto e inserito all’interno di una dimensione, e questo mette in risalto come lo scorrere delle ere cosmiche, ognuna delle quali – quelle di cui stiamo parlando – dura 2.160 anni, rappresenta su scala maggiore solamente un mese in rapporto all’anno cosmico di 25.920 anni di cui si compone.
Quando dallo spazio ci arrivano immagini della via Lattea, al suo interno la Terra nemmeno si vede, ma cominciando ad ingrandirle e avvicinandoci scorgiamo prima il nostro pianeta, poi i continenti, i paesi, le città, gli alberi e via dicendo; quando poi prendiamo un microscopio e proviamo ad ingrandire ogni singola cellula dell’albero, ci accorgiamo che c’è al suo interno un mondo che all’inizio sembra identico alla galassia vista da lontano, e solo iniziando a ingrandire sempre più le immagini ritroviamo altre forme di vita sempre più piccole, che a loro volta ne contengono di ancora più piccole. Questo intendo quando dico che “la vita è come una matrioska”…!!
Ora, noi ci svegliamo ogni mattina da un bellissimo sogno o da un pessimo incubo, vediamo la luce del giorno, e prendiamo coscienza del fatto che tutto continua, ma anche che ogni giorno è solo un frammento, un tessera del mosaico intero, la nostra vita. Questo però funziona per noi, non per una farfalla che vive solo un giorno, né per un cagnolino per il quale c’è chi conta un anno di vita come se fossero sette di quelli nostri, perché l’uomo tende sempre a riportare tutto alla propria esperienza personale, e quindi fa come la rana nel pozzo che conosce solo ciò che vive dentro quel pozzo. Ma tornando alle Ere cosmiche di 2.160 anni, esse rappresentano un solo mese dell’anno di cui sopra, che a sua volta è contenuto all’interno di ciclo maggiore e così via.
Tutto questo discorso mette in luce non solo quanto piccoli siamo al cospetto dell’immenso, ma soprattutto ci porta a riflettere sul fatto che per la nostra anima una vita è solo un giorno del “suo ciclo” vitale, della sua esperienza e del suo tempo, e così come noi ci svegliamo ogni mattina allo stesso modo l’anima che muore, tornando all’infinito, potrà dire…”ho fatto solo un brutto sogno”. Se avrà rotto la catena del samara, la ruota delle rinascite, avrà raggiunto la liberazione – l’illuminazione del Buddha – e sarà libera di accedere a “dimensioni superiori, per le quali, ed è facile constatarlo ogni giorno guardandoci attorno…non siamo ancora pronti. Altrimenti dovrà risvegliarsi, lavarsi alla sorgente dell’oblio per dimenticare, mettere un abito nuovo – un nuovo corpo - e ritornare giù per un nuovo giorno. Per gli orientali, la vera realtà non è quella che viviamo, che definiscono “maya”, illusione, ma quella più grande in virtù della quale siamo qui a fare esperienza sulla base del bagaglio karmico accumulato nell’arco di più vite. Questo non è solo tremendamente logico, ma spiegherebbe anche il motivo per cui ogni individuo nasce in circostanze ambientali, familiari, economiche e salutari diverse; non potremmo infatti - e non so come faccia chi crede che la vita sia una sola - parlare di un Dio buono e giusto se c’è chi nasce con tutta la “pappa pronta” e circondato da ogni possibile agio, e chi deve lottare per la sopravvivenza ogni giorno e un territorio maledettamente ostile. C’è una logica in tutto questo, ed è secondo quella logica che il libero arbitrio determina le nostre azioni e il futuro che ci aspetta per reazione. L’uomo è libero “solo” all’interno dei suoi stessi limiti, ma per superarli…deve imparare a camminare per le vie del cielo.
Il ritorno del sole nella sua posizione equinoziale, al punto vernale o grado “zero” dell’Ariete, risente però della non sfericità della Terra, e questo comporta uno scarto annuale tale che, ogni 72 anni, ci si ritrova al 21 di Marzo con un grado di ritardo; quindi oggi quando arriva la primavera, in realtà il sole non si trova più all’inizio del segno dell’Ariete ma più esattamente tra l’inizio dei Pesci e la fine dell’Aquario, e questo è il meccanismo che determina il succedersi delle Ere cosmiche, e che oggi fa molto parlare dell’Era dell’Aquario – la cosiddetta New Age – anche se non tutti sanno in realtà di cosa si tratta veramente.
Nel ciclo annuale ogni mese corrisponde al passaggio del sole attraverso un segno dello zodiaco, ma ogni cosa va inserita all’interno di un meccanismo più grande, così come la "matrioska" più piccola è contenuta in quella di dimensioni maggiori; questo significa che tutto è relativo e dipende dall’ottica, dalla visione, dall’interpretazione e dalla situazione in cui si è calati. Per noi la vita di una farfalla ad esempio dura solo un giorno, ma per lei quel giorno è una vita intera e quindi sicuramente lo scorrere del tempo non ha lo stesso rapporto che ha per noi, così come ci sono creature viventi che arrivano a vivere anche qualche centinaia di anni, e per le quali quindi la vita dell’uomo è paragonabile, per durata, a quella di un cagnolino che ne vive solo una quindicina o poco più. Tutto va visto e inserito all’interno di una dimensione, e questo mette in risalto come lo scorrere delle ere cosmiche, ognuna delle quali – quelle di cui stiamo parlando – dura 2.160 anni, rappresenta su scala maggiore solamente un mese in rapporto all’anno cosmico di 25.920 anni di cui si compone.
Quando dallo spazio ci arrivano immagini della via Lattea, al suo interno la Terra nemmeno si vede, ma cominciando ad ingrandirle e avvicinandoci scorgiamo prima il nostro pianeta, poi i continenti, i paesi, le città, gli alberi e via dicendo; quando poi prendiamo un microscopio e proviamo ad ingrandire ogni singola cellula dell’albero, ci accorgiamo che c’è al suo interno un mondo che all’inizio sembra identico alla galassia vista da lontano, e solo iniziando a ingrandire sempre più le immagini ritroviamo altre forme di vita sempre più piccole, che a loro volta ne contengono di ancora più piccole. Questo intendo quando dico che “la vita è come una matrioska”…!!
Ora, noi ci svegliamo ogni mattina da un bellissimo sogno o da un pessimo incubo, vediamo la luce del giorno, e prendiamo coscienza del fatto che tutto continua, ma anche che ogni giorno è solo un frammento, un tessera del mosaico intero, la nostra vita. Questo però funziona per noi, non per una farfalla che vive solo un giorno, né per un cagnolino per il quale c’è chi conta un anno di vita come se fossero sette di quelli nostri, perché l’uomo tende sempre a riportare tutto alla propria esperienza personale, e quindi fa come la rana nel pozzo che conosce solo ciò che vive dentro quel pozzo. Ma tornando alle Ere cosmiche di 2.160 anni, esse rappresentano un solo mese dell’anno di cui sopra, che a sua volta è contenuto all’interno di ciclo maggiore e così via.
Tutto questo discorso mette in luce non solo quanto piccoli siamo al cospetto dell’immenso, ma soprattutto ci porta a riflettere sul fatto che per la nostra anima una vita è solo un giorno del “suo ciclo” vitale, della sua esperienza e del suo tempo, e così come noi ci svegliamo ogni mattina allo stesso modo l’anima che muore, tornando all’infinito, potrà dire…”ho fatto solo un brutto sogno”. Se avrà rotto la catena del samara, la ruota delle rinascite, avrà raggiunto la liberazione – l’illuminazione del Buddha – e sarà libera di accedere a “dimensioni superiori, per le quali, ed è facile constatarlo ogni giorno guardandoci attorno…non siamo ancora pronti. Altrimenti dovrà risvegliarsi, lavarsi alla sorgente dell’oblio per dimenticare, mettere un abito nuovo – un nuovo corpo - e ritornare giù per un nuovo giorno. Per gli orientali, la vera realtà non è quella che viviamo, che definiscono “maya”, illusione, ma quella più grande in virtù della quale siamo qui a fare esperienza sulla base del bagaglio karmico accumulato nell’arco di più vite. Questo non è solo tremendamente logico, ma spiegherebbe anche il motivo per cui ogni individuo nasce in circostanze ambientali, familiari, economiche e salutari diverse; non potremmo infatti - e non so come faccia chi crede che la vita sia una sola - parlare di un Dio buono e giusto se c’è chi nasce con tutta la “pappa pronta” e circondato da ogni possibile agio, e chi deve lottare per la sopravvivenza ogni giorno e un territorio maledettamente ostile. C’è una logica in tutto questo, ed è secondo quella logica che il libero arbitrio determina le nostre azioni e il futuro che ci aspetta per reazione. L’uomo è libero “solo” all’interno dei suoi stessi limiti, ma per superarli…deve imparare a camminare per le vie del cielo.

Vishnu quel giorno stava distribuendo l’Amrita agli Dei, il loro nettare preferito, quando il Sole e la Luna si accorsero che il drago era riuscito a berne di nascosto. Vishnu con la sua spada lo tagliò in due, ma avendo bevuto l’Amrita, il drago era divenuto immortale, e le sue due metà continuano da allora a rincorrersi nel cielo, con la testa – Rahu, il Nodo Nord – che insegue la coda – Kethu, il Nodo Sud – e viceversa. Il simbolismo dei nodi lunari richiama fortemente l’evoluzione karmica dell’individuo e della sua anima, e il loro ciclo di 19 anni, interpretato tenendo conto dell’asse dei segni e delle case che occupa nella carta del cielo personale, mette in risalto da una parte (al Nodo Sud), il tipo di esperienze dalle quali l’anima proviene e che ha già vissuto in vite precedenti, e in questo modo esse hanno influenzato positivamente o meno il bagaglio karmico della persona che ora, conoscendole molto bene, potrà esserne ancora richiamato inconsciamente al punto da dimenticare che, il suo compito in questa vita, è quello di sviluppare le qualità del suo Nodo Nord nella casa e nel segno opposto. Con il passaggio del Nodo Nord in opposizione a se stesso e congiunto al Nodo Sud, si giunge alla metà del ciclo, paragonabile alla fase di Luna Piena, mentre con il ritorno alla posizione natale questo si chiude e spesso i cambiamenti sono così evidenti alla persona che, se anche materialmente non vi sono molte tracce, lei sente e sa benissimo quanto la sua realtà interiore abbia “chiuso” con un certo modo di essere, e come sta per iniziare per lei qualcosa di nuovo, così come ogni Luna Nuova simboleggia la semina del nuovo ciclo che sta per nascere.
Con il Nodo Sud in Ariete (con diverse sfumature), l’individuo potrà inconsciamente continuare a dare molta importanza all’Io, mentre il Nodo Nord in Bilancia vuole spingerlo a prendere “coscienza degli altri” e dell’impatto che essi avranno sulla sua vita. L’esperienza importante per lui sarà impostata quindi sulla relazione, nella quale dovrebbe riuscire a trovare la sua dimensione smantellando la propria immagine e il comportamento da false sicurezze, che sono il risultato di vite precedenti nelle quali il giudizio altrui l’ha condizionato al punto da fargli sviluppare un forte individualismo. Oggi dovrà smussare perciò il temperamento da sfumature impulsive e colleriche, andando incontro alle esigenze della coppia e dei legami in genere, e imparando la lezione del rispetto e degli impegni presi. In questo programma vitale, egli potrà essere aiutato o meno dalla posizione dei “reggenti karmici” in questione, cioè da Marte e da Venere, maestri dell’Ariete e della Bilancia.
Con un Nodo Sud in Toro , la persona sentirà forte il richiamo della sicurezza e degli agi materiali, e questo è legato ad un passato in cui ha dato molta importanza ai piaceri dei sensi trascurando la propria interiorità. Si attacca al passato e alle abitudini con molta semplicità, ma è probabile che in questa incarnazione dovrà fare molto più facilmente l’esperienza della rivoluzione interiore allo scopo di trovare dentro di sé le sicurezze che prima sapeva riconoscere solo fuori. Si tratta di una posizione che indica un viaggio alla ricerca della propria anima imprigionata nella materia, e quindi egli dovrà avere la forza di riuscire ad abbandonare tutto ciò che avrà bisogno di lasciar andare insieme al suo bagaglio karmico, e potrà farlo sia volontariamente evitandosi molti dolori e sofferenze, oppure potrà esserne costretto dagli eventi, ma la seconda ipotesi non è mai la più consigliata. I reggenti karmici in questo caso sono Plutone e Venere, i cui transiti indicheranno i momenti più importanti e le fasi del cambiamento.
Con un Nodo Sud in Gemelli, la parola d’ordine diventa “scopo e significato”. L’individuo in questo caso avrà una naturale tendenza a comunicare, relazionare e divertirsi, ma anche a volte a mentire allo scopo di trarne dei vantaggi o semplicemente perché è un’abitudine del passato cui difficilmente riesce a fare a meno. Nelle passate esistenze non ha investito sull’arricchimento intellettuale e sulla ricerca di valori filosofici, mentre è stato molto più facilmente superficiale; oggi quindi, sente un gran bisogno di trovare la strada, e in questo cammino dovrà cambiare quei tratti del bagaglio karmico che lo spingono ancora a comportarsi in modo superficiale e a fare promesse senza mantenerle. Sente il bisogno di giustizia e di impegnarsi a fondo in una causa, e questo lo aiuterà a crescere e a trovare il proprio scopo. I reggenti karmici sono Giove e Mercurio, e come al solito sono da valutare le posizioni e i transiti, oltre che le fasi del ciclo di dodici anni di Giove.
Con il Nodo Sud in Cancro, il legame molto forte è con il passato e i valori familiari, oltre che i rapporti con le figure genitoriali. C’è il bisogno di rompere con la tradizione e riuscire a trovare la propria autonomia, perché soprattutto nella prima parte della vita, l’individuo si sentirà ancora inibito nei confronti delle persone della sua famiglia. Il passato karmico è legato infatti a esperienze vissute in seno alla stessa, con un grande senso dei valori della patria e della tradizione, ma tutto ciò potrà averlo costretto anche ad essere troppo dipendente dal punto di vista emotivo. Oggi quindi dovrà contare molto sull’aiuto di Saturno, uno dei due reggenti karmici insieme alla Luna, per poter costruire la sua struttura di vita indipendente e un nuovo rapporto con l’autorità; ciò che ha veramente importanza nella costruzione di tale struttura, è che essa deve rispondere a esigenze interne con le quali essere in sintonia e alle quali si deve essere in grado di rispondere davvero con pieno potere di se stessi.
Con il Nodo Sud in Leone, la difficoltà sta soprattutto nel rinunciare al lato sessuale e passionale della vita, e nei confronti di tutti i divertimenti e gli eccessi in genere. In ogni caso, la persona con un nodo sud in Leone arriva da un passato dell’anima in cui l’essere ammirato, essere al centro dell’attenzione, l’orgoglio e l’immagine di sé hanno sempre giocato un ruolo di primaria importanza, mentre oggi egli è diretto verso la realizzazione dell’equilibrio e della moderazione che avrà modo di trovare mediante la vita sociale. Superando l’egocentrismo andrà incontro a valori come l’uguaglianza e la solidarietà, distaccandosi dal suo forte bisogno di sentirsi sempre desiderato e dalle gratificazioni erotico-passionali. La sfida, il rischio e l’azzardo hanno fatto parte del suo passato karmico, vissuto all’insegna dell’esteriorità; in questa vita è possibile che, in tempi diversi, possa non avere il modo e i mezzi per dedicarsi a ciò che amava così tanto, e questa è l’occasione che gli si presenta per allargare i propri spazi mentali e inserirsi in un contesto attraverso il quale liberarsi da ogni tipo di dipendenza emotiva. Osservare le posizioni del Sole e di Urano e i “cicli di sette anni” di quest’ultimo.
Con il Nodo Sud in Vergine, la persona si trova a vivere un’esistenza nella quale imparerà con il tempo a lasciar andare il suo attaccamento ai dettagli e al quotidiano per fare l’esperienza dell’eterno, della fede e della spiritualità. Nelle vite precedenti, ha fatto l’esperienza delle piccole cose sviluppando un’intelligenza molto critica, analitica, organizzazione e concretezza. Calandosi molto nella sua realtà quotidiana però è come se avesse puntato il suo sguardo solo sull’albero, perdendo cioè di vista “la foresta”. In questo modo pur nella grande capacità di saper osservare, catalogare, comprendere la realtà materiale, è facile che abbiano smarrito la visione più grande dell’universo e della vita interiore. Ciò che oggi è chiamato a vivere, è un ruolo in cui, pur continuando a trovarsi immerso nei dettagli che ben conosce e ai quali tende sempre a rivolgersi per dare una spiegazione e trovare sicurezza, deve imparare a “sentire” la realtà degli altri ed entrare in sintonia con loro su un piano puramente emotivo ed emozionale, e questo potrà portarlo in taluni casi a contatto con persone che soffrono e che hanno bisogno del suo aiuto; tale aiuto però, egli dovrà imparare a darlo in un modo “diverso” e più umano rispetto ai suoi abituali metri di misura, dovrà perciò “penetrare” la dimensione del collettivo. Da osservare ovviamente Mercurio e Nettuno.
Con il Nodo Sud in Bilancia, il tema della vita è ancora una volta (come nel caso opposto) centrato sul rapporto Io-Tu, solo che qui si ha a che fare con il rovescio della medaglia e il campo maggiormente sotto osservazione, quello sul quale si avrà modo e necessità di operare, riguarderà la coppia e le relazioni. Se con i Nodi rovesciati infatti l’anima arrivava da esperienze passate nelle quali aveva fatto l’esperienza dell’Io, del saper imporsi e affermare la propria identità, ora proviene da un karma legato all’affettività. Ha probabilmente vissuto più vite all’insegna della coppia, della relazione e della socievolezza, ma in questo modo ha anche spesso evitatati di dare ascolto alla propria individualità in nome della pace, dell’armonia e del quieto vivere. Oggi, tenderebbe all’inizio della vita a comportarsi ancora nello stesso modo perché per lui si tratta di uno schema di reazione consolidato e facile da usare, ma il nodo nord in Ariete gli chiede prepotentemente di dare ascolto alla sua voce interna che gli domanda di imparare anche ad imporsi e a far rispettare le proprie esigenze. Anche qui, Marte e Venere sono reggenti karmici come nella posizione opposta.
Con il Nodo Sud in Scorpione, abbiamo a che fare con l’altra faccia della medaglia inerente le sicurezze personali e materiali, oppure emotive e più profonde. L’anima che ha scelto di incarnarsi con questa posizione dei nodi infatti, proviene da un passato nel quale ha imparato a sapersi muovere all’interno dei conflitti di potere, degli intrighi, dei complotti, a distaccarsi dall’ ambiente per trovare il suo vero valore individuale. Può aver accumulato molti rifiuti, che oggi lo faranno sentire istintivamente insicuro ed essere sospettoso nei confronti degli altri perché la sua anima conosce istintivamente le bassezze della natura umana avendole sperimentate in altri contesti. E’ un karma difficile, che lo metterà davanti all’opportunità di imparare a prendere contatto con la vita e gli altri in modo più sereno e naturale, per cui il grande lavoro che è chiamato a fare concerne la capacità di “contenere”, sentirsi sicuro e godere delle cose acquisite tralasciando gli antichi residui emotivi che lo spingono sempre a cercare “dietro le quinte”. Deve cioè, imparare a coltivare il suo piccolo orto e a dare forma al suo territorio per goderne pienamente in modo sereno. Venere e Plutone sono i reggenti karmici anche in questo caso.
Con il Nodo Sud in Sagittario, il passato sembra indicarci un’anima che ha conosciuto grandi spazi e viaggiato molto, qualcuno che ha vissuto pienamente all’insegna della libertà accumulando anche tantissime conoscenze a contatto con luoghi e culture straniere. Oggi, l’esperienza che ha scelto di compiere, gira intorno al ruolo che la comunicazione avrà nella sua vita. Abituato per natura e vedere sempre il lato filosofico delle cose, egli ora dovrebbe imparare a mettere tutto ciò che ha potuto accumulare in termini di verità superiori e conoscenze in genere, a disposizione degli altri. Il nodo nord nei gemelli potrà facilmente dargli l’opportunità di vivere delle esperienze importanti nell’arco dell’adolescenza, nella quale sentirà ancora in modo intenso il bisogno di evasione e di uscire dalla routine, che proviene dal passato e dal nodo sud in sagittario. Se da una parte però la comunicazione con l’ambiente vicino e i parenti, conoscenti e amici giocherà un ruolo primario, dovrebbe anche guardarsi dalla sua tendenza a fidarsi ingenuamente di se stesso e degli altri in determinate occasioni, perché il nodo nord in gemelli, oltre che spingere a comunicare, a prendere le cose con leggerezza e superficialità, può portare anche a farsi raggirare. Deve cogliere nell’altro davanti a lui il suo stesso doppio, riconoscerlo, osservare allo specchio le sue azioni mediante le reazioni degli altri. Mercurio e Giove diventano i reggenti karmici.
Con il Nodo Sud in Capricorno, l’esperienza che l’anima ha scelto di portare a compimento in questa vita riguarda la casa e la famiglia, il focolare, i rapporti con le figure genitoriali. Se nella posizione opposta il passato e la tradizione erano un freno che ostacolava il raggiungimento della propria autonomia, qui abbiamo a che fare con la tendenza, proveniente dal passato, a chiudersi in se stessi e a tenere conto istintivamente dell’utilità delle cose, del loro vantaggio, della possibilità di muoversi in modo autonomo e indipendente. Con questa posizione è possibile che la persona infatti arrivi realmente da vite precedenti nelle quali ha fatto l’esperienza del potere e del comando, e in cui era se non rispettato a livello morale per lo meno su un piano materiale, quando non era persino temuto. Oggi, il Nodo Nord in Cancro lo spinge in tutti i modi a prendere coscienza del suo lato più dolce e affettivo, delle emozioni che vive con le persone che ama e che dovrà imparare a proteggere, ma alle quali dovrà, principalmente, aprire le porte del suo cuore. Luna e Saturno i reggenti karmici.
Con il Nodo Sud in Aquario, la persona giunge da vite precedenti nelle quali ha vissuto molto all’insegna della libertà e della socievolezza, facendo esperienze che in un modo o nell’altro l’hanno portato a trovarsi fuori dalle regole, a trasgredire, ad avere un modo di essere e di fare anticonvenzionale e ribelle. In questo modo aveva evitato anche di attaccarsi agli altri e che questi a loro volta potessero attaccarsi a lui. Oggi necessita di contatti umani e di amore, ma il passato lo costringerà anche ad averne timore, vorrà degli amici ma potrà inconsciamente chiudersi nei loro confronti, ma comunque sia dovrà lavorare sull’espressione della sua creatività e sul modo di esprimere il suo calore, la sua energia, la sua vitalità, per attirare gli altri attorno a sé come fa il sole con i pianeti che gli girano intorno. E’ un karma difficile in gioventù, ma se la posizione dei reggenti karmici, Sole e Urano, e quella di Saturno non saranno troppo severe, con il tempo questa persona potrà imparare ad essere veramente qualcuno cui gli altri si avvicineranno perché avrà fatto uscire da dentro la sua anima la sua parte più vera e autentica, il suo calore e la sua energia, e l’amore sarà con il tempo un’esperienza per lui molto gratificante.
Con il Nodo Sud in Pesci, la parola d’ordine è sicuramente “organizzazione”. L’anima che ha scelto di incarnarsi con questa posizione infatti, proviene da un passato in cui potrà essersi dedicata molto al collettivo in chiave ideale, calandosi sulle pene altrui con dedizione e compassione trascurando a volte troppo la sua stessa realtà; altre volte si tratta di persone che hanno molto sofferto, oppure di qualcuno che è sfuggito in tutti i modi alle regole della vita quotidiana al punto di ritrovarsi in una condizione di emarginazione. Ecco perché potrà trattarsi anche di persone con tanta sofferenza psichica ed emotiva, che potranno anche apparire malinconiche o depresse, la cui natura è molto sensibile. Oggi, deve imparare a trovare dei punti di riferimento, perché se nella posizione rovesciata si trattava di colui che aveva perso di vista l’insieme, qui abbiamo a che fare con il suo opposto, la sua ombra, cioè colui che ha volto troppo lo sguardo verso l’infinito senza accorgersi di quello che gli sta intorno. Per questo, dovrà imparare a organizzarsi e trovare dei punti di riferimento, concentrare la sua attenzione su qualcuno o qualcosa che ha bisogno di essere seguito o su qualche progetto che si vuole portare a termine, con concretezza. Nettuno e Mercurio sono i reggenti karmici, ma è da considerare anche la posizione di Giove.
Al di là dei reggenti karmici specifici di ogni asse nodale, c’è da considerare anche che Urano è il pianeta che stimola le loro fasi evolutive e il cambiamento in genere, essendo il pianeta che vuole metterci a contatto con le realtà immediatamente fuori dalla nostra e dai nostri limiti, interiori ed esteriori. Il suo passo, è di sette anni per segno, e infatti le persone fortemente segnate da questo pianeta hanno la loro vita scandita da cambiamenti importanti se non totali (o quasi) ogni sette anni.

Crono, il Tempo… signore del karma, Guardiano della Soglia, il Grande Vecchio, l’Eremita dei tarocchi… sono tutti appellativi di Saturno, il settimo pianeta del sistema solare che in astrologia è il simbolo della “sfortuna”, degli ostacoli, delle difficoltà della vita. In realtà, credo che il “signore degli anelli” non meriti questa cattiva e tremenda fama, perché in effetti Saturno non è niente più se non la nostra realtà, ma quella vera, quella che abbiamo costruito dentro di noi prima che fuori, e che a volte rifiutiamo. Ciò che Saturno effettivamente rappresenta non è la sfortuna, ma la realtà personale che ognuno costruisce nel tempo e della quale deve imparare a prendersi ogni responsabilità. Quello che dovrebbe apparire chiaro a chi si avvicina all’astrologia, è che i pianeti “non sono fuori di noi” e quindi non ci influenzano da fuori, e anche se lo facessero non è questo il punto. In altre parole, i pianeti sono dentro di noi perché rappresentano il movimento della vita in noi…loro ti dicono nella carta…”guarda chi sei”, così quando Saturno transita al quadrato o all’opposizione del nostro Sole di nascita non significa che sarà necessariamente un periodo sfortunato, ma che le lancette del nostro orologio biologico, cosmico, umano, psico-fisico, segnano l’ora in cui dobbiamo divenire consapevoli (opposizione) di un nostro modo di essere e di porci nei confronti del mondo e degli altri, bisogna prenderne coscienza e lavorare su di esso. Dovendo trovare i nostri limiti perché calati in una realtà materiale, fisica, legata alla Terra, Saturno è il pianeta che rappresenta quei limiti e ce li ricorda costantemente, così i suoi passaggi mostrano dove essi vanno considerati e integrati. Se una persona ha il Sole in Ariete ad esempio, significa che l’Io cosciente la spinge ad esteriorizzare le sue energie in modo attivo ed energico, con intraprendenza, iniziativa, voglia di fare e di affermarsi. Quando Saturno transita nel segno del Cancro, al quadrato di quel Sole, le chiederà di trovare i propri limiti emotivi relativi al bisogno di protezione e ai sentimenti, e di lavorare su di essi in un modo o nell’altro a seconda del caso. L’Io attivo dell’Ariete infatti trova difficile farsi proteggere, essendo un tipo di energia che va da dentro a fuori, e anche perché la passività e il bisogno di protezione negano a Marte (governatore dell’Ariete) l’impulso istintivo della lotta. Saturno in Cancro ogni 30 anni, per l’Ariete, indica che egli dovrà in qualche modo trarre lezioni da questo momento in cui la vita interiore ed emotiva diventa importante; se non lo farà, quando Saturno sarà all’opposizione del Sole circa 7 anni e mezzo più tardi dovrà prenderne coscienza (opposizione) attraverso il conflitto con gli altri, nei legami e nelle associazioni, ma trovandosi nella fase di luna piena del ciclo non sarà più una questione di disagio emotivo, interiore, profondo, ma avrà a che vedere con lo scambio, con le idee e le relazioni (Bilancia), perché ora viene proiettato fuori di sé, su qualcosa e qualcuno, e con quel qualcuno bisogna trovare un accordo. L’ultima quadratura del ciclo, in Capricorno, indica che quello è il momento di raccogliere il successo relativamente a tutto ciò che il ciclo ha rappresentato, e quindi se l’individuo ha seminato bene ora potrà goderne i frutti. Ci sono tre cicli di Saturno (mediamente) nella vita delle persone, almeno di quelle che arrivano intorno ai 90 anni di vita, e non a caso la vecchiaia è detta “la terza età”, cioè il terzo ciclo del nostro tempo. Alla conclusione del primo, intorno ai 29 anni, Saturno torna alla posizione che occupava alla nascita e ripropone all’individuo situazioni che si rifanno al passato dell’anima sulle quali egli deve lavorare, essendo le prove che ha scelto di portare avanti in questa incarnazione. Durante i primi 29 anni, la persona ha vissuto Saturno come simbolo dell’autorità sia proiettandolo all’esterno, sia come capacità personale di imporsi e di avere potere. Alla fine del ciclo, avrà vissuto le posizioni del pianeta rispettivamente ad ogni settore della sua vita, e oltre ad essersi fatto la sua idea dell’autorità, avrà trovato anche il suo modo di relazionare con le persone che la rappresentano. Una persona che ha bisogno di potere, vive i transiti di questo pianeta come delle prove di far valere tale potere nei confronti degli altri, e quando questi saranno disarmonici potrà trovarsi in circostanze che glielo negano. Ma una persona che sta lavorando ad un progetto a lungo termine può vivere meravigliosamente bene i passaggi del pianeta se ha le idee chiare su quello che vuole e soprattutto, se è “in armonia” con se stesso. Questo perché l’unica cosa che Saturno non ti concede di fare è quella di “non prenderti le responsabilità delle tue azioni”. Nessuno è necessariamente tenuto e rispondere ad una autorità esterna nella sua vita, può benissimo fare quello che vuole sempre e comunque, ma deve tenere conto che ogni comportamento conduce a diverse situazioni e soluzioni, oltre che reazioni, e Saturno lo porterà davanti a queste ultime. Ecco perché chi ha le idee chiare, nonostante possano esserci dei transiti più difficili di altri, da Saturno non può aspettarsi delle disgrazie…se nel suo mondo interiore tutto torna, tornerà anche fuori, se viceversa continua a chiudere fuori qualche parte di sé che non vuole sentire, Saturno gliela riproporrà in modo diverso fino a che non avrà imparato la lezione; ma essendo un pianeta legato al passato, ha a che fare comunque con situazioni che già conosciamo e che ci appartengono, e agisce sempre, seppure in modi diversi, relativamente a realtà materiali. Il secondo ciclo che inizia a 30 anni quindi, è una ripetizione del ciclo passato, ma i modelli di comportamento sono ora più solidi, e quindi sarà più difficile sciogliere i nodi e risolvere i problemi. Con Giove avviene materialmente la “crescita” della vita, mentre con Saturno tutto ciò che Giove ha assimilato e portato dentro deve essere valutato e integrato per eliminare i rami secchi. Saturno è spoliazione e solidificazione, e tutto ciò cui si riferisce non giunge all’uomo da fuori, ma è nato e cresciuto dentro di lui. Essendo il simbolo più fortemente legato alla “realtà materiale”, Saturno ci informa su quello cui noi, attraverso comportamenti consci o meno, abbiamo dato vita, così quando ci presenta il conto di quello che abbiamo fatto, pur non essendone pienamente coscienti, spesso e volentieri lo giudichiamo mera sfortuna. Ma se compreso, questo pianeta può essere un grande, vecchio amico.








